Le dimissioni di Giulia:ti racconto una storia

Great resignation, un fenomeno in crescita

Giulia lavora in una struttura ospedaliera. E’ un tecnico di reparto, non un medico.

Lavora con turni massacranti di 12 ore al giorno, e non si ferma da tantissimo tempo.

Giulia mi ha chiamata perché ha deciso di lasciare la sua carriera, in cambio di una vita normale e di un orario consono a dedicarsi a sé stessa.

Questa storia è comune a tante persone.

“Paola, nel mio reparto si sono dimessi 10 colleghi, tutti nello stesso periodo”.

Giulia preferisce prendere servizio in un albergo, dove alle 13:30 avrà terminato la sua prestazione, piuttosto che continuare cosi. Mi ha chiamata per questo motivo, per aiutarla.

Sono convinta che la pandemia, in un modo improvviso, ci abbia scaraventati nella vita reale… quella fatta di affetti e di equilibro, tempo per sè stessi e per coltivare le passioni. La vita reale, quella che prima o poi ti costringe a scegliere quali siano le tue priorità.

Allora chi, un tempo, si stordiva di cose da fare per non pensare, si è trovato costretto a riflettere sulla propria condizione.

Perché la vita che viviamo non è il lavoro che facciamo. Noi non siamo il ruolo che occupiamo.

Siamo tutto il resto.

Bisogna trovare un nuovo modo di concepire il lavoro e di comunicare.

Non si possono, da una parte, spremere al limite le persone, a causa di carenza di personale o di malagestio, o peggio a causa di inesistenti abilità di leadership. Non si può riversare il carico di produttività tra quei pochi rimasti, o sfogare le proprie frustrazioni con i sottoposti,

E non si può, dall’altra, pretendere un engagement importante, aspettarsi che i dipendenti siano “ambasciatori del brand”, senza tutelare i diritti fondamentali del lavoratore o prevedere piani di sostegno al fine di conciliare vita privata e vita professionale. Molto, in realtà, dipende dalle dimensioni aziendali.

La platea delle imprese italiane è formata, per il 95% da microimprese, quelle con la minore produttività, all’interno delle quali mediamente si fatica di più a sviluppare forme di welfare integrativo e dove non si pratica la contrattazione aziendale e non si costruiscono sistemi premianti trasparenti. Dove si eroga poca formazione, si genera minore conciliazione vita-lavoro, si intravedono le minori prospettive di crescita economica e professionali”.

Queste sono le parole di Giulio Romani della Cisl, che in un articolo sul sole 24 ore dedicato proprio alle great resignation, riesce con poche parole a fotografare la situazione.

Ecco perchè, i numeri relativi alle dimissioni di massa, sono impressionanti.

Dalla nota trimestrale sulle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro, relativa all’ultimo trimestre 2022 risultano essere quasi 2 milioni e 200 mila le dimissioni registrate nel 2022, in aumento del 13,8% rispetto al 2021.

Delle motivazioni relative alle dimissioni, per quanto riguarda le donne con figli, ne ho già parlato in questo articolo.

Quello che posso dire è che incoraggio sempre il cambiamento nei riguardi di chi voglia avere una prospettiva lavorativa diversa.

A volte partiamo dalla redazione di un nuovo cv, che spesso ha un valore simbolico: la riorganizzazione e la focalizzazione dei nuovi obiettivi da raggiungere, avendo ben presente il raggiungimento del perfetto work life balance.

Cambiare si può, si deve, ed in alcuni casi cambiare ti salva la vita.

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